martedì 16 novembre 2021

domenica 10 gennaio 2021

Piccoli fiori quando fuori è inverno

Come ho già detto tempo fa, non mi piacciono troppo le vuote tradizioni ma preferisco creare qualche buona nuova abitudine.

Come posso essere utile?

E' una domanda che mi pongo spesso e mi rispondo che posso essere utile mettendo a disposizione ciò che so fare. E io so fare la maglia. 
Così, anche per questo inverno, ho deciso di creare un pattern il cui ricavato di vendita per un certo periodo andasse interamente in beneficienza. Per il secondo anno consecutivo ho scelto una piccola associazione che fa un grande lavoro di aiuto diretto ai profughi siriani che trovano rifugio nei campi. In particolar modo si occupano del sostegno ai bambini orfani e alle famiglie. 
Potete trovare tutte le informazioni sul loro sito Support and sustain children 

Così è nato Erica

Ho pensato ad un capo che fosse femminile, ma anche pratico (le mie linee guida 😊) e che mi aiutasse nella mia infinita missione destash. Ho trovato due mezzi gomitoli di una bella lana rustica, rimasti da un progetto precedente, e ho pensato di creare un cappello.
L'ispirazione mi è venuta guardando alcune piante di erica che facevano bella mostra sul mio balcone. Ho cercato di riprodurre quei rami e i piccolissimi fiori che si affacciano.
L'erica è un arbusto sempreverde che vive in condizioni difficili e non teme il freddo, ma regala piccole chiazze di colore per tutto l'inverno. Il suo nome deriva dal greco e significa "spezzo", "rompo", proprio ad indicare che riesce a rompere il terreno ghiacciato o la neve che la ricopre. Ci intravedo quella forza interiore che serve per resistere alle avversità senza perdere la propria natura, continuando a mostrare il bello anche quando tutto fuori sembra grigio e senza calore.  


Si intravedono i fiorellini bianchi...

Credete alle leggende?

C'è poi un aspetto più magico legato a questa pianta.
Nell'antichità con i rami di erica si producevano scope per spazzare i templi, poiché si credeva che purificasse dalle energie negative e che bruciarne dei rametti come fossero incenso allontanasse gli spiriti maligni.
La mia è un'erica che produce fiori bianchi. Si dice che questi fiorellini esprimano speranza che i sogni e i desideri si avverino (in Scozia sono considerati un vero e proprio portafortuna) e che la pianta, in qualche modo legata a Venere, protegga le donne dalla violenza e dal male. 
Nelle tradizioni celtiche si tramanda che le fate vivano proprio tra i rami dell'erica. Ma non addormentatevi fra le eriche, altrimenti le fate vi terranno con loro per sempre! 🌟
Sarebbe la pianta associata allo Scorpione (indovinate un po' di che segno sono? 😉♏) aiutando ad addolcirne il carattere e rafforzando la volontà per raggiungere gli obbiettivi desiderati.

Insomma, che si creda o meno alle leggende misteriose e antiche, è bello scoprire un po' di poesia e di magia nella vita quotidiana.  

Il pattern

Il pattern del cappello è disponibile su Ravelry e su LoveCrafts 
Come ho detto, tutti gli utili ottenuti dalla vendita fino al 31 dicembre 2020 sono andati all'associazione e oggi, grazie alla vostra collaborazione, ho potuto fare la donazione tramite PayPal.
Sono piccoli contributi, ma mi fa piacere fare la mia parte.




E' il primo post dell'anno e sembrano essere d'obbligo degli auguri e dei buoni propositi. 
Il mio augurio è che sia un anno di serenità e di consapevolezza, di rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci ospita. 
Il mio buon proposito è quello di costruire per ciò che posso e di imparare più che posso. 

A.



martedì 8 dicembre 2020

Calzini e tempo privato

Non mi piacciono i rituali inviolabili, ma mi piacciono certe piccole abitudini. Ad esempio, da un paio d'anni per me dicembre è diventato tempo di cappelli e di calzini, fatti a mano of course.

Sarà che patisco tanto il freddo, sarà che le giornate sono corte e sempre un po' uggiose, ma in questo momento dell'anno la mia attenzione magliesca è attirata quasi esclusivamente da piccoli progetti che mi rendano un grande comfort. 



I calzini sono una coccola privata

E mentre lavoravo ai miei nuovi calzini, riflettevo. 
Perché qualcuno dovrebbe riservare tanta energia e tempo per un piccolo progetto, magari usare un filato speciale, cercare di imparare una nuova tecnica o di capire la "forma" del tallone...insomma, perché fare tanti sforzi per un capo che quasi sicuramente resterà non visto dagli altri? Se va bene i calzini di lana fatti a mano saranno indossati dentro dei bellissimi stivali o dei comodi anfibi, ma molto probabilmente saranno sfoggiati nei lunghi pomeriggi sul divano. Non hanno certo la visibilità di uno scialle colorato o di un maglione alla moda...  
Ecco, e se la risposta fosse proprio "perché resteranno solo miei o della persona alla quale ho deciso di regalarli con amore" ? 

Indossare qualcosa che ci fa sentire speciali 

Tutto ciò che lavoriamo a maglia, per noi o per altri, dovrebbe farci sentire unici e io ho sempre vissuto i calzini come il diritto ad una piccola attenzione extra; una coccola che mi fa sentire un po' speciale
anche quando non sono obbligata ad essere "presentabile" di tutto punto per il mondo, in quello spazio fisico e mentale tutto mio, come quando accendo un incenso o metto la mia musica preferita.

Se anche voi sentite di aver bisogno di una coccola in più, quest'anno ho deciso di condividere il mio paio di calzini comfort e ne ho scritto il pattern.
Sono relativamente semplici, ma non noiosi e direi che, con il filato giusto, sono anche adatti agli uomini della vostra vita.

Si chiamano calendula e sono disponibili su Ravelry (a breve anche su LoveCrafts e Payhip 😊 )

Il filato mi è stato offerto da Borgo de' Pazzi, un'azienda italiana di filati con la quale è in corso una bella e produttiva collaborazione. In questo caso specifico il filato si chiama BICE ed è ideale, per composizione e peso, proprio per realizzare le calze. Un plus è offerto dal colore pieno di energia e di vitalità 💛

E' tempo di calore, di tranquillità, di pace. E di cura, anche per noi stessi.

A.

 

 

martedì 24 novembre 2020

Gal 2020

 Avrete sicuramente visto su Facebook o su Instagram delle anticipazioni e degli annunci che parlano di 

Gal2020, ma forse non avete ancora idea di cosa sia esattamente?

E allora vediamo di fare un piccolo riassunto...😉 





Gal?? Che significa?

Gal vuol dire Gift-A-Long e, in pratica, vuol dire un regalo che dura nel tempo.
E' un evento organizzato da tanti anni (questa è ormai l'ottava edizione) dal gruppo 

E' un'occasione di promozione per molti designer indipendenti, in vista delle feste di fine anno, tradizionalmente il periodo nel quale si realizzano più lavori anche come regali.

Come funziona?

Quest'anno sono iscritti 250 (!) designer e, per la prima volta, io sono fra quelli 💜💜 

Tutti i designer partecipanti mettono a disposizione tra i 10 e i 20 loro pattern con uno sconto fisso e uguale per tutti del 25% per un'intera settimana.

Si parla quindi di migliaia di pattern scontati, che spaziano in ogni categoria (scialli, abbigliamento, bambini, accessori etc...), di maglia e di uncinetto.

QUI tutti i pattern che saranno in promozione

La settimana degli sconti inizia da stasera 24 novembre a mezzanotte (edit! Dalle 2 del mattino del 25 novembre...) e termina lunedì 30 novembre alle 6 del mattino (In questo post vi indicherò gli orari italiani, perché in tutti i forum si fa riferimento all'ora statunitense di base). Vi basterà andare ad acquistare uno o più pattern fra quelli in promozione ed inserire il codice sconto giftalong2020 per ottenere il vostro sconto del 25%.

Ma non finisce qui.

A partire dal 25 novembre, nel forum del gruppo si svolgeranno dei KAL/CAL tematici, per lavorare in compagnia e per vincere tantissimi premi, fisici o digitali (filati, libri, pattern, marcapunti... un'infinità di prodotti tutti prodotti messi a disposizione dai designer e da altri partecipanti)
Ad esempio, se lavorate uno scaldacollo vi dovrete iscrivere all'apposito gruppo dei prodotti per collo (sciarpe, colli...), se lavorate delle calze vi iscriverete a quello specifico delle cose per i piedi...  e così via. Dichiarate il pattern utilizzato e la data di inizio. Quando il vostro lavoro sarà finito, dichiarerete la data di fine. Più prodotti completate, più avrete possibilità di vincere un premio.
Ci sono delle condizioni, ovviamente.
  • - I pattern che utilizzate devono essere esclusivamente dei designer che partecipano al GAL
 QUI la lista dei designer partecipanti
Il pattern potrebbe essere anche non incluso nella lista dei pattern scontati (magari lo avete già acquistato in precedenza) ma deve essere un pattern a pagamento, non free.

  • Dovete essere iscritti al gruppo Raverly Indie design Gift-A-Long
  • Dovete iniziare il progetto a partire dal 25 novembre e terminarlo entro il 31 dicembre (in realtà per noi italiane saranno le 6 del mattino del 1 gennaio...potrebbe essere un'idea per trascorrere il veglione! 😂😂 ) postando una foto del prodotto finito.
  • Dovete usare gli #giftalong2020 e #GAL2020 quando postate su Ravelry o Instagram
  • I post sono tutti in inglese, ma il clima è veramente amichevole e formato da persone che provengono da tutto il mondo. Quindi non abbiate timore e lanciatevi.

Insomma, direi che è una ghiotta occasione per acquistare qualche pattern in più, ad un prezzo scontato, magari conoscendo qualche nuova designer e per sferruzzare (ma anche crochettare!) fino a fine anno.

Buon lavoro e buon #GAL2020 a tutti!! 



martedì 10 novembre 2020

Nel frattempo è autunno...

Che cosa sono stati gli ultimi 7 / 8 mesi, in giro per il mondo, lo sapete tutti. Non c'è molto da aggiungere o da spiegare. C'è solo da essere cauti e sperare che le cose non peggiorino troppo nuovamente.

Dopo questa lunghissima pausa ho deciso di riprendere a scrivere parlando di un argomento che mi sta molto a cuore: disfare un lavoro! 😏 

Disfare un capo intero? Fatto!

In realtà l'ho fatto più volte. Disfare, intendo. 
I record li ho stabiliti però in due casi. 
La prima volta era un cardigan con una bella Cascade wool che, una volta finito e lavato, al momento di andare ad acquistare i bottoni adatti, ho deciso che non mi piaceva più. Da quel primo cardigan è poi rinato un secondo cardigan, ma questo l'ho indossato allo sfinimento per quanto ne ero soddisfatta.

Il secondo caso eclatante è recente ed è quello che mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti del mio lavoro. 
Nel cambio di stagione estate/autunno (quello inverno/primavera non è pervenuto quest'anno 😓 ) nel mio armadio è ri-apparso un pezzo strano. Era una maglia a mezza manica, che avevo fatto con un bellissimo filato. 
Non che mi fossi mai realmente dimenticata di averlo, ma lo spostavo e rispostavo, senza mai decidermi ad indossarlo. Per tanti perché...
Prima di tutto era di lana, ma a mezza manica (pure corta!) e quindi io, che sono freddolosa, non trovavo mai la stagione giusta per indossarlo. Insomma troppo caldo all'inizio dell'autunno e troppo scoperta ad autunno inoltrato.
Secondo problema e vero nocciolo della questione: avevo seguito alla lettera il pattern e mi ritrovavo con un basico pullover con costruzione topdown che non aveva nessun rialzo sul coppino (la nuca, of course 😃) e che invece tirava sulla gola. Il top del disagio per me.


Appena uscito dall'armadio



Perché non provare a modificare un pattern? Sempre fatto!

Io ho sempre lavorato a maglia secondo l'ispirazione del momento... molto più poetico che dire che mi lanciavo in avventure magliesche ad occhi chiusi e senza paracadute.
Quando ho deciso che avrei seguito un pattern pedissequamente, mi sono ritrovata però anche con esperienze così così.
Ma è grazie a queste esperienze non proprio soddisfacenti che negli anni ho deciso di cominciare a mettere per iscritto i miei progetti di maglia. Piano piano e con una certa dose di incoscienza, mi sono fatta coraggio e ho iniziato a proporli ad altri.

Tutto questo per dire che fare e disfare non è solo lavorare, ma è anche imparare dagli errori altrui e propri, fare esperienza diretta, conoscere meglio le proprie esigenze e tenerle in considerazione nella realizzazione di un capo.


Però adesso ho delle belle cake...


Dopo il lavaggio...

...sono pronte le cake!

Tornando al pullover sotto accusa, è stato felicemente disfatto.
Ho lavato la lana e adesso ho due bellissimi gomitoli che mi guardano in attesa di una sorte migliore della precedente. 
Questo aggrava la situazione del mio stash, che invece di svuotarsi continua ad ingrassare (per vari motivi, ma di questo parleremo in altro momento...🙈) ma è compensata dalla voglia di lavorare a maglia che è tornata prepotentemente.

A.


martedì 31 marzo 2020

Appunti dal lockdown

Questo post arriva a tre mesi esatti dal precedente (che ho letto e riletto più volte prima di iniziare a scrivere oggi) e in questi tre mesi il nostro mondo è cambiato radicalmente.
Non volevo scrivere nulla su quanto sta accadendo nelle ultime settimane, poiché tutte le parole e le riflessioni mi sembrano vane, retoriche e inconcludenti.
Quindi questi sono solo appunti, una sorta di promemoria.

Perché non riesco a combinare niente?

Se do retta a ciò che leggo sui social o nei vari gruppi, c'è un proliferare di attività. Tutti leggono, studiano, fanno sport, completano progetti di maglia a spron battuto, cucinano come cuochi professionisti...
Io vi credo, neh! Nessun motivo di dubitare, ma io non so proprio come facciate. 
Io ho passato le prime 2/3 settimane (in Lombardia il lockdown è partito a fine febbraio!!) in uno stato di trance. Le giornate erano lunghissime e al tempo stesso sfuggivano via senza che potessi accorgermi di esserci stata. Facevo tutto ciò che andava fatto e anche qualche cosina in più, ma senza energia e volontà.
Avrei dovuto scrivere il pattern di un cardigan pronto da mesi e avevo in progetto di realizzare un paio di voci del #makeninechallenge ma non mi sento lucida a sufficienza.
Fortunatamente, piano piano questa sorta di sogno in veglia sta scomparendo e mi sento più presente. Resta il fatto che mi sento quasi in colpa per non aver fatto fruttare questi giorni.


Non è una vacanza...

Poi ci penso su e mi dico che va bene anche così. Non è una vacanza, ma un momento di emergenza, di paura e di dolore per molti. Non è una colpa non riuscire a concentrarsi su un libro o non avere la forza di imparare proprio adesso una nuova lingua o introdurre una nuova routine sportiva. 
Devo perfezionare la compassione verso me stessa, accogliendo anche il limite oggettivo della mia empatia, che a volte mi travolge.
Non voglio essere forte per forza, voglio anche accettare e comprendere i miei momenti di debolezza e di sconforto.


Piccoli progetti, soddisfazione immediata

Però ho raccolto qualche cosa di buono anche in questo momento surreale.
Ho fatto due cappellini in un kal per #cuoredimaglia e ne prevedo altri.
Ho cucito un piccolo sacchetto con un ricamo che avevo fatto molto tempo fa. Il sacchetto è appeso davanti alla mia postazione della macchina da cucire, per conservare le spolette.
Ho praticamente finito un pullover e poi l'ho disfatto tutto 😒😂
Ho ricominciato a fare il pane, che mi viene sempre spettacolare, ma che non faccio mai in tempo a fare durante la vita normale.







E oggi posso dire che comincio a guardare al futuro e a ritrovare un po' di energia vitale.
Nessun buon proposito, ma solo la voglia di fare qualche piccolo passo in avanti verso una prossima normalità.

Non potremo mai dimenticare ciò che sta accadendo, ciò che sta segnando le generazioni (da madre il mio cuore è sempre in ascolto dei ragazzi e dei bambini, che stanno ingabbiando energia e dolore) nel presente e soprattutto nel futuro.
La mia speranza è che questo dramma ci possa far sempre ricordare la nostra fragilità di esseri umani, portandoci ad una vera comunione con le altre creature, umane e non, che abitano questa unica Terra. Che chi si è accaparrato lievito, pasta e carta igienica ( e pattern di maglia gratuiti...) possa riflettere sul fatto che non è più il tempo di mors tua, vita mea, ma che si vive solo se tutti collaboriamo per il bene di tutti.  

Adesso torno nel mio cantuccio, ad occuparmi di maglia, di cucito e amenità varie.
La mia personale resistenza.

A.

"Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera"
P.Neruda
  

lunedì 30 dicembre 2019

E' tempo di buoni propositi (?)

E' un'attitudine umana scegliere per convenzione delle date che facciano da spartiacque fra un "prima" e un "dopo"...i compleanni, le feste comandate, l'inizio della scuola, l'ultimo dell'anno...
Ognuno avrà nella testa il suo capodanno, il giorno o il momento in cui fermarsi a pensare, per tirare le somme, vedere ciò che è stato fatto e ciò che è stato perso.
Così viene naturale, alla conclusione di un anno, progettare il "dopo", esprimere desideri e lanciarsi in nuovi propositi.
Anche se io in fondo preferisco settembre come inizio d'anno, sono felice di poter programmare e progettare e sognare tante cose per l'anno che verrà. Non credo che tutto si realizzi o che tutto vada come previsto, ma sento che per me è più importante continuare a metterci energia, vitalità e passione nelle cose che faccio e nella vita che vivo.
Quest'anno ho dato nuovo impulso a tante attività lavorative e personali, ho conosciuto persone nuove, ho viaggiato, ho approfondito delle conoscenze. Mi piacerebbe proseguire in questa direzione di crescita e di studio (eccolo qui il mio buon proposito! 😊)

Parlando di cose molto più pratiche, ho deciso di organizzare la mia #makeninechallenge (se vi va, seguite su Instagram i post e i progetti)

L'obiettivo è quello di utilizzare quasi esclusivamente filati e tessuti che ho già (alcuni da decenni! 😓) nell'ottica di un minimalismo psicologico, oltre che fisico.
Fra i progetti non ci sono solo lavori a maglia, ma ho incluso anche il confezionamento di capi d'abbigliamento per me. Ho ripreso a cucire (a breve le foto della gonna lunga fatta su misura per #figliagrande) e mi sento molto motivata 💪...

Un altro buon proposito è quello di tenere vivo e aggiornato questo blog, ma sembra che le cose vadano sempre più veloci del mio tempo per la scrittura.

Auguro a tutti voi un nuovo anno di gioia condivisa e amorevole compassione, un anno di pace e di attenzione reciproca.
...e poi a me 2020 piace proprio tanto! 💖

A.

mercoledì 23 ottobre 2019

Wisteria e la leggenda di Glicine

Quando Sara Sol mi propose la collaborazione per il suo progetto (ne parlavo qui esattamente un anno fa!) il filato da utilizzare era Tristezza e dai suoi splendidi colori nacque la cappa Wisteria.
Wisteria è il nome botanico della pianta del glicine e scelsi quel nome in primis perché i viola e i verdi della matassa ricordano la pianta al culmine della fioritura, ma anche perché conoscevo la leggenda collegata.

Sara mi chiese anche di scrivere qualche mia riflessione personale sul sentimento al quale ero "abbinata", pensando di raccogliere queste riflessioni e in seguito pubblicarle, aggiungendo le sue personali. Questa parte del suo progetto è stata ormai accantonata e, a distanza di oltre un anno, penso che sia giunto il tempo di condividere ciò che avevo scritto e che ancora mi rappresenta.

Questo è il testo:

Le emozioni che nessuno vuole – La tristezza

La tristezza è stata una mia compagna di viaggio per tanti lunghi anni di vita. 
Spesso viaggiava sul sedile del passeggero, limitandosi a commentare sottovoce il paesaggio, gli incontri, le scelte sul percorso. A volte, però, si metteva alla guida, imponendomi strade, velocità di crociera e tappe forzate. Per molto tempo ho pensato che dovessi per forza accettare la sua compagnia, senza poterne in alcun modo “gestire” il peso.
Negli anni, però, con le esperienze e i dolori, con le gioie e i fallimenti (e, perché no, con la meditazione e la ricerca) ho imparato a guardare alla “mia” tristezza con occhi più amorevoli. Ho scelto di non esserne schiacciata e di non lasciarmi semplicemente guidare, ma di conviverci con pazienza e di orientarne la direzione. Ho scoperto che più è forte la luce, più nette si stagliano le ombre e che la felicità è consapevole solo se si è conosciuta la tristezza. 
Inoltre viviamo un'epoca molto esposta, in cui si esibiscono i sentimenti rendendoli superficiali. Io sono invece, per natura, piuttosto riservata.
Dovevo quindi accettare ed accogliere gli aspetti del mio carattere che meno apprezzo, per poter finalmente godere appieno di tutte quelle doti che mi riconosco e che mi rendono felice ed orgogliosa di me stessa.

Nello scegliere un nome per il mio progetto ho pensato a qualcosa che cogliesse lo spirito di queste riflessioni e del percorso creativo, nella vita e nel lavoro, che ho seguito finora.
Wisteria è il nome botanico del glicine, il rampicante dai bellissimi fiori a grappolo.
La leggenda vuole che Glicine fosse una pastorella, che trovava sollievo alla sua infinita tristezza solo nei suoi amorevoli animali. Un giorno, dal suo pianto senza pace venne trasformata in una pianta dai mille rami e ogni lacrima versata si tramutò in mazzi di fiori viola. La credenza ci riconduce quindi all'idea di una natura femminile che trasforma il dolore e la tristezza in bellezza e creatività. Ci ricorda che la vita è cambiamento e mutazione, le idee possono trasformarsi in atti pratici e concreti.
Tutti noi possiamo trasformare “un'emozione che nessuno vuole” in una piccola pietra preziosa incastonata nella nostra vita, le nostre lacrime di tristezza in fiori colorati, le nostre braccia dolenti in forti rami che sostengono.




I diritti sul pattern sono tornati a me e ora lo trovate, con nuove foto e piccoli aggiustamenti, nel mio
Ravelry store 

A.


venerdì 4 ottobre 2019

Voglia di cucito e tante cose da imparare

Fra le tante "attività" che mi frullano per la testa torna sempre ricorrente il cucito.
Mi piace sfogliare riviste o seguire account Instagram che ne parlano e faccio andare la macchina per cucire appena ne ho l'occasione (in realtà ho due macchine... una Pfaff, basica ma ancora buona, di oltre 25 anni e una nuova Bernette, con moltissime potenzialità...). Ho anche la fortuna di poter accedere ad un sistema bibliotecario d'eccellenza, tramite il quale posso rifornirmi anche di manuali e riviste. Così ho deciso di spulciare piano piano un po' di manuali di cucito, in una sorta di avanscoperta per valutare eventuali futuri acquisti.
La prima scelta è caduta su questi tre libri e quella che segue è la mia personalissima recensione.

Premessa indispensabile: Più di vent'anni fa avevo seguito un paio di corsi di taglio e cucito. In quell'occasione avevo imparato a realizzare gonne e pantaloni, partendo dal disegno del cartamodello su misura. Per anni ho fatto capi per me e poi per mia figlia. Poi, piano piano, ho smesso, per mancanza di tempo, di spazio, di interesse.
Ho continuato a far andare la macchina solo per piccole riparazioni o per cucito creativo (borse, runner, cuscini). Negli ultimi mesi mi è tornata la voglia di riprendere a cucire capi di abbigliamento. Ai corsi avevo imparato le tecniche di base, ma sento che mi mancano ancora tante cose da sapere.
Ecco perché non sono tanto alla ricerca di cartamodelli, ma più di manuali che offrano le spiegazioni tecniche, senza tante pretese di "creatività".

Eccoli, i tre manuali!
In ordine crescente di gradimento...

Manuale di sartoria per principianti
di Wendy Ward
Il Castello 2015 - €19,50

126 pag + cartamodelli
Solo sommario, nessun piano dell'opera

Parte bene nell'Introduzione, dicendo che "cucire è un'arte e il processo è importante quanto il risultato finale". Peccato che poi, a parte due pagine di Strumenti e Attrezzature (peraltro quelli basici) ci catapulti direttamente nei Progetti.
Invitare dei neofiti a tagliare e cucire tessuti a maglia, jersey e felpa è un po' una carognata, ma tant'è.
Ci sono le foto dei capi finiti (mostrati anche con varie personalizzazioni), del suo laboratorio e del suo cane, dei manichini e delle rastrelliere...
Poche foto delle fasi di lavorazione, molti disegni.
Se utilizzi un tessuto bianco, poggiato su un tavolo di legno bianco, la foto sarà molto cool e perfetta per IG, ma di difficile interpretazione.
E' un continuo rimandare ad altre pagine (vedere Tecniche:utilizzare lo sbieco) che darebbero la spiegazione di quanto andrebbe fatto in quel momento.
Il colpo di grazia è stato "la mia versione (del pantalone) in felpa grigia è la classica tuta resa elegante". No, la felpa grigia della tuta non sarà mai elegante. Potrà essere comoda, sportiva, divertente, ma elegante mai!

Bonus: contiene dei cartamodelli (anche se per me l'unico interessante da un punto di vista della vestibilità è il tubino)
Malus: i pantaloni con l'elasticone in vita starebbero male anche a Bella Hadid

Voto 6 
p.s. Il termine sartine usato nel testo è probabilmente frutto della traduzione e forse vuole solo indicare che sono inesperte... ma mi irrita notevolmente.


Il cagnolino è delizioso e fotogenico





Belle immagini, poco utili


Moda Basic - il mio libro di cucito (Burda style)
di Nora Abousteist con Alison Kelly
Raffi  2016  - € 24,90

Libro spiralato, poco più di 200 pag. + cartamodelli

Nell'introduzione c'è un giusto riferimento alla nuova (eterna) filosofia DIY  e alla ricerca di personalizzazione della moda.
Sufficienti le informazioni sugli accessori necessari, mentre è buona l'introduzione alla macchina per cucire. E' accurata la spiegazione sull'uso dei cartamodelli (d'altro canto stiamo parlando di una pubblicazione di Burda!), con suggerimenti sulle possibili modifiche.
Nel 3° capitolo si parla di tessuti, con foto, con i termini tecnici, del posizionamento del cartamodello, del taglio e delle rifiniture.
Il corpo del libro si basa sui 5 cartamodelli allegati (gonna - blusa - abito - cappotto - borsa), con le varianti realizzate dalle designer (Un modello, tantissimi look) che dovrebbero essere d'ispirazione.
Sostanzialmente il libro è un lungo tutorial per imparare a gestire i cartamodelli Burda; dalle istruzione per la scelta della taglia, passando per il taglio, fino alle rifiniture, veniamo guidati passo dopo passo, ma senza particolari spiegazioni tecniche.
Il libro mi è sembrato tutto sommato scritto in maniera chiara, piuttosto essenziale. Ci sono molti disegni, per guidare nella lavorazione, e poche foto, solo dei capi finiti (più qualche moodboard).

Bonus: perfetto se sei un acquirente (o aspirante tale) di cartamodelli Burda
Malus: l'età media delle modelle è piuttosto bassa ed è difficile visualizzarsi in quei capi

Voto: 6 1/2 


moodboard in viola 💓





                                    



Guida completa alle tecniche di sartoria
di Lorna Knight
Il Castello  2014  - € 19,50

Oltre 250 pagine, diviso in 8 capitoli.

I contenuti del libro sono riassunti nelle prime pagine, come piano dell'opera.
Il titolo dice la verità: è un'opera completa. E' davvero una guida "passo dopo passo", ogni argomento è trattato con accuratezza, senza tralasciare nulla.
Ho trovato ottima la parte introduttiva sui filati, gli accessori e i piedini.
La spiegazione sui tessuti, con impieghi e consigli (persino ago consigliato e lunghezza del punto) è molto dettagliata.
Nella parte centrale del manuale, con la parte tecnica vera e propria, nulla viene dato per scontato. Le spiegazioni sono esaurienti e perfettamente bilanciate da foto belle, chiare e dettagliate (zoom sui particolari).
I consigli utili, direttamente collegati al lavoro in questione, sono presenti in pagina, in riquadri ben visibili.
Il capitolo 8 è "una risorsa indispensabile che vi mostra come identificare, prevenire o risolvere molti problemi comuni"... Cosa si può volere di più? 😊

Bonus: Video tutorial (accesso anche con QRcode) su YouTube per tecniche
Malus: volendo proprio trovare un difetto avrei gradito qualche info in più su come trasferire il cartamodello su cartavelina per poterlo usare più volte e in diverse taglie.

Voto 9 +


link diretto a videotutorial

Consigli utili direttamente in pagina...

...e anche qualche divagazione "artistica"

In conclusione, credo di aver trovato il mio manuale ideale, da inserire nella lunga wishlist di libri da acquistare. Spero che queste mie considerazioni ad alta voce possano essere d'aiuto e di spunto per qualcuno di voi interessato al cucito... e magari che Babbo Natale legga il mio blog...😃😉

A.

sabato 31 agosto 2019

Fare, disfare e...avere coraggio

Nella mia determinazione a lavorare solo filati provenienti dallo stash, a fine primavera ho adocchiato il miglior filato estivo a mia disposizione, la seta Kinu di Ito, per realizzare una maglietta.
Ero partita con un'idea e sembrava funzionare... Poi però è arrivato il segnale: non avevo voglia di lavorarci, lo prendevo e lo posavo dopo poche maglie, continuavo a trovargli difetti. Insomma, i classici sintomi di un lavoro che non vedrà mai la fine!
Cosa si fa in questi casi? beh, io disfo tutto! 😏😄😄 

Say it goodbye!


Disfare tutto? Perché?

Io sono dell'idea che sia meglio azzerare un intero progetto, piuttosto che portarlo a termine controvoglia e trovandogli mille difetti, o focalizzandosi sugli errori commessi. 
Le mie allieve sanno di questa mia attitudine da "terminator" e quelle più storiche mettono sempre in guardia le nuove reclute sulla mia frase preferita davanti ad un errore <<fossi in te, disfarei>> 😄
Per carità, non è sempre necessario ricominciare tutto da capo. A volte basta sistemare il piccolo errore troppo in vista o tornare indietro di un paio di ferri affinché il traforo sia corretto o rifare il campione con punte diverse...insomma, piccoli accorgimenti che, però, ci faranno essere completamente soddisfatti del lavoro finito.

Tornando alla mia maglia estiva...

...io ho disfatto tutto! E ho ribaltato completamente il progetto. E' rimasta l'idea della maglietta, ma ho pensato ad uno scollo ampio e arrotondato, ad un piccolo, semplicissimo traforo lungo i fianchi, ad una mezza manica morbida.
Come sempre, vista la mia lentezza, la lavorazione è durata mesi, ma il risultato finale mi rendeva veramente soddisfatta.
A quel punto, però, i soliti dubbi, le solite insicurezze e la solita timidezza stavano prendendo il sopravvento: non volevo scrivere il pattern, perché pensavo che non ne valesse la pena 😕

Devo dire grazie!

Devo ringraziare mia figlia, mia fan numero 1! 
Mi ha spronata a scrivere il pattern e mi ha fatto, come sempre, da fotografa (prima o poi vorrà la % sulle vendite 😎) 
Il risultato è stato un bel successo. Hay tee ha ricevuto un'ottima accoglienza ed è piaciuto molto.
La lezione che sto imparando è che ci vogliono coraggio e determinazione, ma non guasta avere accanto persone che ti amano e ti sostengono 💛

Dettaglio













Hay tee


Naturalmente trovate il pattern nel mio Ravelry store  in italiano e in inglese, in 5 taglie 
(dalla S alla XL).
Happy knitting 
A.


 

venerdì 7 giugno 2019

Prove di video tutorial...

Nell' ultimo post parlavo di calzini e del travolgente gruppetto di knitters che ha dato vita al kal #kalzino su Raverly e su Instagram.
Anche il mio primo paio è completato e ho fatto anche in tempo ad indossarlo, visto che la primavera ha decisamente tardato ad arrivare.
Come avevo anticipato, in questi calzini ho lavorato un tipo di tallone che non avevo mai usato prima e, mentre lavoravo, mi è venuto in mente che avrei potuto realizzare un piccolo video tutorial, che poteva essere utile a qualcuno (alle allieve dei miei corsi, ad esempio, come ripasso di ciò che hanno imparato a lezione...).
E' nato così il mio primo video tutorial, che in realtà è in due parti 😄: preparazione e conclusione.
Le mie scarse competenze tecnologiche si vedono tutte... Avrei dovuto tenere il cellulare in orizzontale, muovere le mani il meno possibile, essere meno in ansia...ma per il momento è il meglio che potevo fare e, se ci sarà una prossima volta, metterò a frutto tutti gli errori fatti.
Devo finire di fare editing e trovare il modo di caricarlo, qui o su YouTube.
Nel frattempo, almeno posso mostrare qualche bella foto dei calzini terminati.

  
I talloni sono in un colore a contrasto perché serviva per chiarezza nel tutorial, ma poi #figliagrande ha detto che le piacevano un sacco! ... e così sono rimasti...😉

A.

News! Il canale YouTube è aperto e lo trovate seguendo il link... ⬇








martedì 30 aprile 2019

A che punto ero?

Sono mesi che non scrivo...
Vero è che l'ultimo post si intitolava elogio della lentezza, ma questa volta mi sono presa un po' troppo alla lettera 😏
Nel frattempo sono successe tante cose. A dicembre ho pubblicato i pattern di due cappelli (sembra proprio che io a dicembre faccia solo cappelli!)






legame







e




Ho finalmente terminato il pullover con il filato in cachemire (messo triplo!) di cui parlavo nel post precedente. Devo ancora scrivere il pattern e farlo testare, ma ho rimandato tutto perché nel frattempo ho iniziato, finito e mandato al test un nuovo pullover, che mi piace tantissimo e di cui sono molto soddisfatta.
Quest'ultimo dovrebbe uscire a fine maggio... sempre se non ci ripenso e lo posticipo, che fare uscire un pattern in tweed di seta e lana in primavera inoltrata non è una gran mossa di marketing...😌😂😂 


Al momento sto lavorando ad un cardigan sempre in lana (che ci posso fare se io ho sempre freddo e mi piacciono troppo i filati caldi e invernali?!?), che sarà il primo capo per l'autunno prossimo.

Mi sono fatta coinvolgere anche da un bel gruppetto di knitters che, su Ravelry e su Instagram, hanno organizzato un divertente kal a tema unico: il calzino.
Così ho sui ferri anche un paio di calzini, rigorosamente toe-up, ovvero a partire dalle dita, e due insieme contemporaneamente grazie alla tecnica del magic loop, sui quali sperimenterò un nuovo (per me) tipo di tallone. Quando lo affronterò, vi aggiorno su risultati e gradimento.

Il filato proviene dallo stash ed è un bellissimo filato specifico per calze: Schachenmayr Regia.
Il kal lo trovate seguendo l' hashtag #kalkalzino sia su Ravelry che su Instagram, mentre il gruppo è kal-zini d'italia
Se vi va, andate a vedere la quantità e la varietà di bellissimi e colorati calzini che si stanno realizzando e magari unitevi al gruppo!

Ci rivediamo per parlare di talloni 😎
A.





lunedì 12 novembre 2018

Elogio della lentezza

Ieri sera (ma era ormai già oggi...), prima di andare a dormire, ho fatto indossare al manichino il maglione al quale sto lavorando.
Sono rimasta piacevolmente soddisfatta del lavoro che avevo fatto e mi gongolavo tutta mentre mi preparavo per il sonno. Mi sono resa conto che è una sensazione più unica che rara per me, che non sono mai davvero soddisfatta e mai pienamente convinta dei miei risultati. Così la mente ha cominciato a viaggiare e a mettere insieme i pezzi di un discorso personale che da un po' si affaccia in me.
Ieri sera, dopo cena, ho ripreso il mio lavoro e ho deciso di fare "il collo" della maglia nonostante manchi ancora una manica. Il marito ha optato per vedere Schiavone su Raiplay, i figli sparecchiavano, parlavano senza sosta e ogni tanto dovevo battere il tempo per farli sbrigare...che il lunedì mattina è un po' più mattina delle altre mattine...😄😄
Quindi, al netto di tutte le interruzioni, i commenti al film, l'organizzazione per il giorno dopo, il mio lavoro è durato buone 2/3 ore. E' vero, io sono lenta, ma non è solo quello. Ho fatto e disfatto almeno un paio di volte, perché volevo che fosse come dicevo io! Magari non perfetto, ma volevo che rispondesse ai miei desideri e alla mia aspettativa. (Quando ho iniziato a lavorare i capi topdown i pattern che mi sono capitati partivano direttamente dal collo, senza sagomature per il coppino. Certo è molto più veloce e molto più semplice, ma si perde in vestibilità ed accuratezza. Io preferisco riprendere le maglie del collo per lavorarle; mi sembra un lavoro più "pulito" e che dia più struttura all'intero capo.) E' chiaro che con questi tempi biblici io non riesca a produrre quanto vorrei...ma questa volta ho visto il risvolto positivo.
A che serve correre?
A me piace lavorare a maglia, mi piace inanellare un punto dopo l'altro, mi piace sentire la diversa consistenza e scorrevolezza dei filati che uso, mi piace cambiare le punte per vedere come si modifica il risultato...mi piace il viaggio. (There's no way to happiness, happiness is the way) 
Certo mi piace anche sfoggiare il capo finito, mi rende felice vedere #figliagrande che indossa con piacere il suo ultimo pullover o quando sceglie con cura lo scialle adatto all'outfit del giorno.
Ho armadi pieni di filati, pc pieni di pattern, infinite idee in testa, ma non voglio più stressarmi coi tempi.

Stesso ragionamento per i libri. Io ho una lista di desiderata più o meno lunga quanto le mie aspettative di vita! Ci sono saggi, romanzi, nuove uscite, classici, i miei amori di gioventù che vorrei rileggere. Avete presente quelle sfide per leggere un libro a settimana o un tot di pagine? Non fanno per me, mi sembra che rendano un obbligo anche uno dei piaceri della vita.

Un paio di settimane fa sono andata alla presentazione di un libro buddhista e parlando con l'autore ho riflettuto sul giudizio sempre molto forte che riservo a me stessa, mentre sono solitamente più tollerante e compassionevole con gli altri. Ed ecco un altro pezzo che si incastra...
Non posso e non voglio compararmi a nessun altro. C'è chi ha fatto della creatività un lavoro e sforna un pattern o un libro a cadenza programmata e regolare, c'è un'omologazione del gusto e delle presunte esigenze, c'è fretta ed impazienza.
E' un ragionamento complesso, che si può estendere a molti ambiti: lavoriamo a maglia o ci cuciamo un abito per avere capi unici, pensati e realizzati con amore e pazienza, esattamente per lo stesso motivo per cui facciamo il pane in casa o cuciniamo i biscotti. Non c'è risparmio di tempo o di denaro, non c'è praticità, ma solo il desiderio di cura e di dedizione verso noi stessi o verso chi amiamo. 

Ogni vita è unica e stanotte ho visto sul manichino quella che vorrei fosse la mia strada. Poco o tanto, lentamente o con molto brio, non voglio che mi importi più. Voglio imparare a godermi le cose che mi danno gioia per poter affrontare quelle che mi danno preoccupazione, voglio imparare a guardarmi con occhi meno inquisitori e a riconoscermi qualche gratificazione.
E' un lavoro duro e ambizioso, ma averlo detto ad alta voce mi aiuterà a tenerlo a mente.
A.

P.s. Il libro è questo. Non l'ho ancora iniziato, ma arriverà anche il suo momento. Non mi cruccio 😉




sabato 27 ottobre 2018

Wisteria

Nell'ultimo post avevo parlato di un lavoro che mi stava molto a cuore: la collaborazione con una tintrice italiana per un progetto collettivo. Finalmente il "segreto" è stato svelato e posso parlarne più nel dettaglio.
Sara Sol, la dyer, mi ha contattata alcuni mesi fa, per propormi di utilizzare i suoi filati per ideare un pattern. I punti fissi dovevano essere il filato "Tristezza", una splendida matassa di 100% merino extrafine tinta a mano con tocchi di viola, verde e azzurro, e l'idea che avrebbe dovuto accomunare tutti i pattern, ovvero < Le emozioni che nessuno vuole >. Secondo il pensiero di Sara, ci sono sentimenti ed emozioni dai quali tentiamo sempre di scappare, ma che in realtà possiamo anche utilizzare a nostro favore e trasformarli in forza di crescita e di miglioramento.
Questa idea propositiva di speranza mi è particolarmente cara ed è per questo che ho accettato con gioia.
Dettaglio di Wisteria

Ho creato una cappa, versatile e moderna, un abbraccio caldo, ma non soffocante... ❤️❤️❤️

Sara mi ha chiesto anche di scrivere qualcosa riguardo il mio rapporto con "l'emozione" che dovevo rappresentare. Fra le righe che ho scritto credo il sunto possa trovarsi in queste parole : "...l'idea di una natura femminile che trasforma il dolore e la tristezza in bellezza e creatività..."

...mi concedo di ridere e di mostrarmi...



Per un anno il pattern sarà disponibile esclusivamente nel kit coi filati necessari a realizzarlo ed è possibile l'acquisto qui, nel negozio virtuale di Sara Sol Yarn.

Sulla pagina progetto di Ravelry ci sono tutte le ulteriori informazioni.

A.









giovedì 6 settembre 2018

E' di nuovo settembre!

Agosto non mi piace. Non è il mese giusto per fare le vacanze, le giornate si accorciano e i temporali sono spesso violenti.
Poi però arriva settembre, col suo carico di novità e di nuovi buoni propositi, con quella calma apparente prima di ripiombare nella mischia di tutte le attività che sono il cuore delle nostre vite: la scuola, il lavoro, gli sport...
Anche il mio settembre è carico di conferme e di novità.

Riprendono i corsi di maglia, anche quest'anno grazie alla consolidata collaborazione con la ProLoco e la biblioteca di Rogeno (LC). Le allieve sono sempre propositive e partecipi ed è una gioia vedere i progressi e lo slancio che riservano ai nuovi progetti. 😊


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Una novità assoluta è, invece, il corso corso tecnico di maglia che terrò presso Unfilodi KnitHouse a Carate Brianza. E' un piacere poter collaborare nuovamente con Luisa, nel suo splendido negozio. Il corso sarà incentrato su alcuni selezionati pattern di designers internazionali, attraverso i quali spiegherò tecniche avanzate e specifiche. Naturalmente, i pattern scelti dovranno essere acquistati su Ravelry ed i filati dovranno essere unicamente acquistati presso Unfilodi.

Uno dei pattern argomento del corso tecnico da Unfilodi

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C'è poi una collaborazione con una tintrice italiana, molto brava e i cui filati sono belli e di altissima qualità. Alcuni mesi fa mi ha contattata per sottopormi un progetto a cui lei tiene molto e per invitarmi a creare un pattern "a tema" con i suoi filati. Il progetto, a più voci, deve rimanere segreto ancora un po' e vedrà la luce probabilmente in ottobre. Ne riparleremo sicuramente!💚💚

Buon inizio di settembre e...happy knitting!

A.


sabato 12 maggio 2018

Markers...mai senza!

Durante il test del mio ultimo pattern (e mi accorgo che qui non ho parlato della sua pubblicazione 😔) una tester si è complimentata per il mio uso dei markers nella costruzione del capo.
L'ho ringraziata e ci ho riflettuto. La verità è che io adoro utilizzare i marcapunti e li trovo un validissimo aiuto in qualsiasi lavoro a maglia. Da quelli più semplici a quelli più complessi, i marcapunti mi ricordano che in quel particolare momento del lavoro devo fare un aumento o un calo, devo iniziare una lavorazione o mi indicano l'inizio di un giro...insomma mi aiutano a mantenere la concentrazione e il filo del discorso.
Io non posso farne a meno e quindi cerco sempre di averne una buona quantità e varietà a disposizione.
I più basici sono in silicone colorato, ma negli anni ho scelto di unire all'utile anche il bello, creandomi i miei markers con gli accessori da bigiotteria.
Li porto con me in una scatolina di metallo di ispirazione provenzale che ho comprato in un mercatino a Torino.


Il mio preferito è un ciondolino a forma di elefante (io adoro gli elefanti!) che considero un po' un portafortuna e mi piace vederlo spesso sui miei WIP.

Generalmente creo set di 5 marcapunti, di cui uno che si distingua e sia leggermente diverso o un po' più grande e che possa essere utilizzato come marker di inizio giro.
Gli ultimi sono nati da un acquisto impulsivo ma ponderato...ho visto le ali ed ho pensato subito a come assemblarli! 






 Ora sono pronti per inaugurare il mio negozio Etsy (in realtà aperto da un po', ma rimasto sempre "in vacanza" 😊  e che spero adesso possa spiccare il volo), sul quale penso di poter inserire presto altri accessori per la maglia e l'uncinetto.

E voi, i marker li utilizzate o li trovate superflui? Siete minimalisti nella scelta o vi piace che si facciano notare e risaltino sul lavoro?

A.

       

martedì 20 marzo 2018

Confrontarsi

Un paio di settimane fa ho terminato un pullover al quale ho lavorato per mesi. Ci è voluto così tanto non perché sia difficile o enorme, ma perché io ho, come sempre, lavorato a più progetti in contemporanea.
Infatti tra dicembre e gennaio ho pubblicato due pattern di accessori: un cappello con lavorazione fair isle e un paio di guanti senza dita (ma con un accenno di pollice 😉). Naturalmente, li trovate nel mio Ravelry store, in italiano e inglese.


Blue skies hat













Tornando al pullover appena finito...è in fase di test. Ed è proprio di questo che volevo parlare. 
Un pattern, per quanta cura e attenzione ci metti a scriverlo, può sempre contenere errori, sviste o risultare poco chiaro nell'esposizione. Quindi è sempre buona cosa che venga sottoposto a test da parte di terze persone, con abilità e conoscenze diverse, che lavorano al progetto. 
Per trovare "volontari" per i test esistono alcuni gruppi internazionali su Ravelry ed è proprio a questi che mi sono rivolta per sottoporre anche i miei pattern ad un controllo.
L'esperienza è sempre molto costruttiva da un punto di vista professionale, perché mi aiuta a scoprire dove commetto errori o dove do per scontate cose che in realtà non lo sono, mi gratifica quando una tester mi dice che ha scoperto una nuova tecnica grazie al mio pattern o magari realizza due volte il progetto, per quanto le è piaciuto (è successo con i guantini 😍), mi insegna ad accettare critiche e correzioni...insomma è coinvolgente.
Se tutto va come deve andare, quindi, entro un paio di giorni potrò pubblicare il pattern.

  


Proprio in base a queste esperienze positive ricevute dai gruppi di test internazionali, ho pensato fosse possibile replicare l'esperienza per i pattern in italiano. E' nato così il gruppo testers in italiano, un luogo virtuale dove far incontrare designers e testers che vogliono lavorare a pattern scritti in italiano.
E' un gruppo neonato e ha ancora bisogno di essere conosciuto, ma ha delle buone potenzialità. Se l'idea vi piace vi aspettiamo su Ravelry.

A.